Una storia di resistenze silenziose
Fra le tante letture, questo è senz’altro un libro che sa di boschi e luoghi oscuri, sedimentati strato dopo strato nell’animo umano, che indaga sulla nascita dei legami, sugli strani agganci che intercorrono fra vite differenti, che abbraccia gli odori e i profumi di una terra antica.
Radure di Iris Wolff, pubblicato da Neri Pozza Editore nella collana Bloom con la traduzione dal tedesco di Cristina Vezzaro, è un vero e proprio viaggio nei sentieri impervi dei sentimenti, il romanzo perfetto se vuoi entrare nel non detto, nelle resistenze silenziose, nelle storie che evocano e non spiegano, nel cuore pulsante della ricerca di sé stessi, nei luoghi abbandonati, nelle zone d’ombra.
Una lingua poetica racconta i boschi della Romania
Con una lingua poetica, a tratti arcaica, l’autrice (attingendo ai ricordi d’infanzia) racconta la vicenda di Lev e Kato, un’amicizia nata a soli undici anni che attraversa, anno dopo anno, tutte le fasi della vita e che si nutre di silenzi, sensazioni sottopelle, emozioni vissute senza comprenderle a fondo. Un libro la cui linfa vitale scorre nei terreni boscosi della Romania e che Wolff esplora a ritroso, nel momento in cui Lev e Kato sono grandi e si sono appena ritrovati.
Un inno alla memoria e all’identità dei luoghi
Una narrazione che parte dalla fine dunque, è la sfida più grande che l’autrice si sia trovata ad affrontare durante la stesura di Radure, incerta se questo artificio potesse venire apprezzato o meno dai lettori ma d’altronde a noi scrittori, quando una storia si visualizza in un certo modo, non la si può scrivere diversamente.
C’è poi tutto il background storico che dimostra il lavoro notevole dell’autrice sulle proprie radici e su quelle di Lev e Kato, radici o Radure che si aprono nei sentieri impervi, in una Romania oppressa che subisce i cambiamenti politici mentre gli abitanti sembrano rimanere fedeli a sé stessi.
Un inno alla memoria, all’identità del territorio che ti si attacca addosso anche quando vuoi fuggire in bicicletta per dimenticare chi sei e chi ami.
Da leggere, gustare e sottolineare, da lasciarsi abitare, tutto d’un fiato.