Una carriera importante per una donna caparbia
“Ho il cuore grosso di cose buone e cattive, ho la testa perfettamente calma: e una volontà ferma, incrollabile del e nel mio lavoro”.
In una lettera a Matilde Serao, datata 28 agosto 1885, Eleonora Duse ci appare come una donna determinata, con un obiettivo preciso e ben distinto: affermarsi professionalmente. Ha già interpretato sei ruoli importanti e altrettanti ancora ne interpreterà. Una carriera costellata di grandi ruoli rappresentativi che la renderanno una delle attrici più famose del suo tempo.
A soli ventidue anni, l’aria un pochino goffa ma dolce, Eleonora sa già quale sarà il suo mestiere per la vita e nei suoi occhi brilla una luce speciale mentre parla di teatro durante un’intervista. Uno dei suoi crucci principali è il responso del pubblico, il riconoscimento degli altri mentre è sul palco. Ad Antonio Fiacchi, commediografo, rivela “parte del pubblico non mi accetta ancora come desidero d’essere accettata, perché non faccio le cose altro che a modo mio, cioè a dire nel modo come le sento”.
Esule da ogni convenzione sociale, acclamata in tutto il mondo
È quel suo modo di essere, unica e inimitabile, il suo non piegarsi alle convenzioni sociali, il suo riserbo sulla vita privata che alimentano, nel corso degli anni, il mito sulla sua figura.
Tutto il contrario della donna sensuale che viene raccontata sotto la maschera del personaggio di Foscarina nel romanzo Il fuoco di Gabriele D’Annunzio nel 1900, a testimonianza della loro intensa storia d’amore, e arricchita da dettagli piuttosto intimi ed erotici. Tale pubblicazione è un’esperienza dolorosa e umiliante per Duse, legata allo scrittore da una relazione turbolenta, non soltanto sentimentale ma anche artistica. La cura con cui Eleonora Duse separa la sua vita personale da quella lavorativa, unita al successo del romanzo di D’Annunzio, contribuiscono ad avvolgere l’attrice da un alone di mistero e fascino che si propaga anche all’estero, impegnandola in tour mondiali.
In giro per i paesi, Eleonora Duse porta e rappresenta le sue eroine, figure femminili spesso complesse e fuori dai canoni sociali, trasmettendo intensità e ardore a chiunque la veda sul palcoscenico.
La Divina e la sua intima concezione dell’arte
L’orma Editore pubblica Duse: La gioia dell’anima esiste. Lettere di un’attrice tumultuosa. Un epistolario che ci porta a conoscenza una delle attrici più importanti della sua epoca che, attraverso la sua originalità, contribuisce alla nascita del teatro moderno, e che si circonda di menti altrettanto brillanti quanto la sua.
“La Divina”, così soprannominata, intrattiene un assiduo carteggio con Sibilla Aleramo, Luigi Pirandello, Konstantin Stanislavskij, Ada Negri, Giovanni Papini, Icilio Polese Santarnecchi. Proprio al giornalista livornese, l’attrice confessa la sua intima concezione di arte “che talvolta si rivela come l’espressione e l’espansione d’una anima, ne ha per risultato d’arrivare a quella data altezza che il sentimento e la passione le imprimono. Chi pretende d’insegnare l’arte non ne capisce proprio nulla”.
Una frase che si rende testimone del modo innovativo con cui Eleonora Duse concepisce il teatro, del tumulto emotivo a cui questo mestiere la sottopone ogni volta, ma anche dell’immensa dedizione che le trapassa anima e corpo a cui non può resistere.